Il senso di colpa nei pazienti: Il mode Genitore colpevolizzante

Sviluppo e caratteristiche

Il mode Genitore disfunzionale (o Critico) che induce colpa si origina dall’uso improprio del senso di colpa nell’educazione dei figli (Jacob et al., 2015). Un approccio genitoriale che pone l’accento sulla responsabilità dei bambini per errori specifici e concreti può essere adattivo, può motivare i bambini a rimediare alle loro azioni imparando a prevedere le conseguenze del loro comportamento e come risolvere i problemi.
Tuttavia, un senso di colpa caratterizzato da assenza di empatia o attribuzioni cognitive errate, risulta dannoso per i bambini e per le loro relazioni (Donatelli et al., 2007; Donohue et al., 2020).

L’induzione del senso di colpa disadattivo in infanzia si può verificare quando:

  • Il bambino è ritenuto responsabile per eventi che non sono colpa sua o per situazioni inadeguate dal punto di vista dello sviluppo, come la depressione del genitore (Rakow et al., 2009).
  • Il genitore esprime spesso delusione per piccole trasgressioni passate (Rakow et al., 2009).
  • Al bambino è costantemente ricordato il peso che egli in qualche modo impone al genitore, che può esagerare i propri sacrifici e concentrarsi sui propri bisogni piuttosto che su quelli del figlio (Rakow et al., 2009).
  • L’espressione di bisogni o emozioni da parte del bambino provoca sofferenza nel genitore, suggerendo implicitamente o esplicitamente che tali bisogni ed emozioni feriscono il genitore (Barnett & Parker, 1998).
  • Il genitore ritira il suo affetto quando il bambino non soddisfa le sue aspettative, ignorandolo o allontanandosi (Tenore et al., 2020).

Studi indicano contesti infantili caratterizzati dalla presenza di genitori depressi, difficoltà economiche, necessità di cure aggiuntive per un membro della famiglia o conflitti familiari (Donatelli et al., 2007; Donohue et al., 2020). Tali condizioni risultano spesso croniche e irrisolte, esponendo a lungo termine i bambini a molti messaggi che inducono colpa. Messaggi che possono essere anche rafforzati da altre fonti, come insegnanti, religione, media e cultura di appartenenza (Simpson, 2020).

I bambini non riescono a distinguere tra i problemi causati da loro e quelli derivanti da fattori esterni al loro controllo, di conseguenza, sentono un peso incessante per il rifiuto o l’angoscia del genitore, e per i conflitti e lo stress familiare (Donohue et al., 2020). Inoltre, genitori che manifestano disagio anziché conforto in risposta alle emozioni dei bambini, generano in loro paure di abbandono, per il quale i bambini offrono cure invece di richiederle, allo scopo di mantenere in qualche modo un legame con loro.
La soppressione dei bisogni può portare a bambini apparentemente autosufficienti e indipendenti (Barnett & Parker, 1998), e l’eccesso di responsabilità può diventare parte dell’identità del bambino. Dato che i bambini sono inadeguati a risolvere i problemi degli adulti, e i loro sforzi falliscono inevitabilmente, si sentono ancora più in colpa e possono sentirsi spinti ad impegnarsi ulteriormente, in un circolo che si auto alimenta e che li intrappola in questo ruolo che diventa parte della personalità.
Oppure il bambino può essere lodato per aver assunto tale ruolo e trovare piacere nel potere e controllo che ottiene risolvendo i problemi degli adulti (Barnett & Parker, 1998).

Bisogni frustrati e schemi maladattivi precoci tipici

Concentrandosi sui problemi dei genitori, i bambini vivono un conflitto tra soddisfare i desideri dei genitori e perseguire i propri, infatti tra i bisogni frustrati troviamo quello di libertà di esprimere bisogni ed emozioni e di incoraggiamento allo sviluppo di una propria identità, oltre all’attaccamento sicuro, che risulta insoddisfatto soprattutto come empatia, protezione e guida per bilanciare doveri e diritti.
Gli schemi maladattivi che facilmente si formano sono: deprivazione emotiva, abbandono/instabilità, inadeguatezza/vergogna, invischiamento/sé poco sviluppato, sottomissione, autosacrificio, inibizione emotiva, standard severi (Jo White, 2021).

Il Reparenting deve invalidare i messaggi del mode Genitore colpevolizzante

Per i pazienti con un mode Genitore colpevolizzante, considerando origini familiari, bisogni e schemi caratteristici, potremmo orientare il reparenting verso messaggi che comunichino:

  • Un senso di sicurezza del legame con il terapeuta;
  • Il valore dei suoi sentimenti e bisogni, considerandoli importanti nelle relazioni, e incoraggiandolo ad appoggiarsi emotivamente agli altri;
  • Compassione per i suoi bisogni ed emozioni;
  • Curiosità riguardo ai suoi valori, interessi e sentimenti. Aiutandolo a distinguere tra i propri sentimenti e quelli appartenenti agli altri;
  • La necessità per il suo bene di imparare a tollerare il disagio degli altri senza assumersi la responsabilità di farsene carico, sottolineando il diritto a dare priorità ai propri bisogni e stabilire confini sani nelle relazioni, che li preservino;
  • Sostegno nell’imparare a condividere con fiducia emozioni e bisogni;
  • La necessità di abbassare le aspettative riguardo alla responsabilità per i bisogni degli altri.