L’imagery rescripting è una tecnica esperienziale molto efficace che sfrutta il potere dell’immaginazione e della visualizzazione per individuare e trasformare esperienze significative e traumatiche del passato, portando a un cambiamento nel presente. Spesso i terapeuti che stanno approfondendo la Schema Therapy trovano il lavoro con le immagini un’opzione clinica stimolante ma anche impegnativa. Accedere a esperienze emotive correttive, che un paziente magari non ha mai vissuto, può rivelarsi un intervento estremamente potente. Tuttavia, l’imagery rescripting viene talvolta rimandato a favore di interventi considerati dal terapeuta più “sicuri o prevedibili”.
L’importanza dell’Imagery Rescripting
Durante l’imagery rescripting, si possono osservare vari effetti di reparenting:
- Restituire un senso di potere e giustizia: guarire il senso di impotenza e contrastare i messaggi negativi ricevuti nell’infanzia.
- Sicurezza: fornire protezione contro abusi e messaggi dolorosi.
- Riattribuzione: aiutare il paziente a cambiare prospettiva, attribuendo la causa di certi eventi a fattori esterni ingiusti, anziché a una propria colpa o mancanza.
- Cura: trasmettere empatia, calore, vicinanza e compassione, anche attraverso gesti immaginativi concreti (ad esempio: “Ti tengo per mano mentre ti porto via da qui”).
- Validazione del dolore: riconoscere il dolore come una reazione naturale alla frustrazione dei bisogni dell’infanzia (ad esempio: “Capisco che tu sia triste, è normale. Dispiace anche a me che tua madre non riesca a prendersi cura di te in questo momento. Restiamo insieme nella tua tristezza, sono qui con te”).
Le domande guida del terapeuta
Nel condurre l’imagery rescripting, il terapeuta dovrebbe sempre chiedersi: “Di cosa ha bisogno il paziente?” e “Qual è l’esperienza emotiva correttiva che devo fornire in base ai suoi bisogni frustrati?”. Queste domande fungono da guida per il lavoro, permettendo risposte sintonizzate e spontanee.
Focus sull’esperienza, non sul ricordo
È fondamentale che il paziente viva l’esperienza, piuttosto che limitarsi a ricordarla o preoccuparsi di quanto l’immagine sembri realistica. Spesso i pazienti sono in grado di “ricordare” e raccontare eventi del passato, ma è essenziale aiutarli a trasformare quei ricordi in un’esperienza vissuta.
Il terapeuta dovrebbe quindi:
- Concentrarsi sugli aspetti sensoriali, favorendo una narrazione visiva e al tempo presente.
- Aiutare il paziente a visualizzare l’evento dal punto di vista del bambino, non da una prospettiva adulta o distaccata.
Assicurarsi che il paziente sia nella “finestra di tolleranza”
Un aspetto cruciale nel lavoro con le emozioni è il concetto di “Finestra di tolleranza” (Segal, 1999; Ogden, 2006). Esiste un intervallo ottimale di attivazione emotiva che consente un’imagery rescripting efficace:
- Ipo-attivazione: Se il paziente appare piatto, distaccato o disconnesso dal materiale visivo, potrebbe essere un segnale che sta “prendendo le distanze” dagli aspetti emotivi dolorosi. In tal caso, il terapeuta dovrebbe esplorare i mode di coping che ostacolano il lavoro e utilizzare un confronto empatico. Per stimolare la connessione, può essere utile concentrarsi su dettagli sensoriali (ad esempio: “Osserva la cucina dal punto di vista del bambino… Guarda la tua mano, è piccola. Ti sembra mattina o sera? È inverno o estate? Senti i suoni?”).
- Iper-attivazione: Se il paziente è sopraffatto dalle emozioni, il terapeuta può utilizzare l’immagine stessa per regolare l’affetto, ad esempio chiedendo di “mettere in pausa” o “riavvolgere” l’immagine, o immaginando il terapeuta che entra nella scena (“Sono lì con te, puoi vedermi, sono qui per proteggerti”). Quindi utilizzare l’immagine stessa come strumento di regolazione degli affetti (piuttosto che lasciare che il paziente al riapra gli occhi o esca dall’imagery).
Ci sono diversi elementi che possono essere valutati e implementati a favore della buon riuscita dell’esercizio esperenziale e spesso si basano oltre che su una buona base di conoscenza concettuale del terapeuta degli eventuali ostacoli e possibili risoluzioni, sulla sua esperienza, i suoi errori, e la sua intuizione derivata da una adeguata sintonizzazione sul paziente momento per momento.



